Museo Portoferraio · Livorno (Toscana)

Museo nazionale delle residenze Napoleoniche "Villa di San Martino"

Villa di San Martino è la residenza di campagna che Napoleone Bonaparte fece trasformare durante il suo esilio all'Isola d'Elba. Oggi ospita un museo nazionale con una ricca collezione di stampe e cimeli napoleonici, inclusa la celebre Galleria Demidoff.

Museo nazionale delle residenze Napoleoniche "Villa di San Martino"

Dati pratici

Indirizzo

via di San Martino, 57037 Portoferraio

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Orari
Chiuso ora
Lunedì08:00–18:30
Martedì09:00–18:30
Mercoledì09:00–18:30
Giovedì09:00–18:30
Venerdì14:00–18:30
Sabato09:00–18:30
Domenica09:00–13:30
Contatti
+39 0565 914688 drm-tos.villenapoleoniche@cultura.gov.it
Biglietti
Intero 5,00 €

Il museo

La Villa di San Martino si trova a pochi chilometri da Portoferraio, sull'Isola d'Elba, lungo la via omonima. Napoleone la acquistò poco dopo il suo arrivo sull'isola, rilevandola dalla famiglia Manganaro, con l'intenzione di ricavarne una dimora confortevole e curata quanto le residenze parigine. I lavori portarono all'ampliamento dell'edificio, alla ristrutturazione della facciata, alla realizzazione di un giardino pensile affacciato sulla rada di Portoferraio e alla decorazione degli interni, affidata al piemontese Antonio Vincenzo Revelli. Dopo la fuga di Napoleone dall'Elba e la conclusione della vicenda napoleonica, la villa passò agli eredi dell'imperatore. Nel 1856 fu acquistata dal nobile russo Anatolio Demidoff, collezionista d'arte e grande ammiratore di Napoleone, che non si limitò a restaurare l'edificio ma commissionò anche la costruzione di una galleria — tuttora nota come Galleria Demidoff — destinata ad accogliere i cimeli napoleonici da lui raccolti. Il museo conserva oggi una collezione di stampe nata dalla fusione di due nuclei distinti: la raccolta Turini-De Micheli, acquistata dallo Stato nel 1985 e composta da 230 incisioni di soggetto napoleonico e 12 piatti decorati, e la raccolta Olschki, donata allo Stato da Aldo Olschki, figlio del fondatore dell'omonima casa editrice. Tra le opere figurano ritratti di Napoleone in veste di generale e imperatore, immagini dei familiari, scene di vita privata, ritratti di ufficiali della Grande Armée, rappresentazioni di battaglie e stampe satiriche provenienti dai paesi della coalizione anti-napoleonica.

Cosa vedere dentro

Galleria Demidoff con la collezione di cimeli napoleonici

230 incisioni di storia napoleonica della raccolta Turini-De Micheli

12 piatti decorati con iconografia napoleonica

Stampe della raccolta Olschki

Ritratti di Napoleone, dei suoi familiari e degli ufficiali della Grande Armée

Giardino pensile affacciato sulla rada di Portoferraio

Interni decorati da Antonio Vincenzo Revelli

Info per la visita

Orari: lunedì 8:00–18:30; martedì–giovedì e sabato 9:00–18:30; venerdì 14:00–18:30; domenica 9:00–13:30. Biglietto intero 5,00 €, ridotto 2,00 €. Indirizzo: via di San Martino, Portoferraio (LI). Tel. +39 0565 914688. Email: drm-tos.villenapoleoniche@cultura.gov.it. Sito: museitoscana.cultura.gov.it

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Domande frequenti

Dove si trova la Villa di San Martino?

Si trova in via di San Martino a Portoferraio, sull'Isola d'Elba, a pochi chilometri dal centro della città.

Quanto costa il biglietto?

Il biglietto intero costa 5,00 €, il ridotto 2,00 €.

Quali sono gli orari di apertura?

Lunedì 8:00–18:30; martedì, mercoledì, giovedì e sabato 9:00–18:30; venerdì 14:00–18:30; domenica 9:00–13:30. Si consiglia di verificare eventuali variazioni sul sito ufficiale museitoscana.cultura.gov.it.

Chi era Anatolio Demidoff e che ruolo ha avuto nella storia della villa?

Anatolio Demidoff era un nobile russo, collezionista d'arte e grande ammiratore di Napoleone. Acquistò la villa nel 1856 dagli eredi dell'imperatore, la restaurò e fece costruire la galleria che porta il suo nome, concepita per esporre la sua collezione di cimeli napoleonici.

Come è nata la collezione di stampe del museo?

La collezione è il risultato della fusione di due raccolte: la raccolta Turini-De Micheli, acquistata dallo Stato nel 1985 e composta da 230 incisioni e 12 piatti decorati, e la raccolta Olschki, donata allo Stato da Aldo Olschki, figlio del fondatore della celebre casa editrice fiorentina.